principio olografico della psiche

Principio Olografico della Psiche

Cos’è un ologramma

La fotografia offre un bel esempio di cosa sia un ologramma. Un ologramma, infatti, è definibile come un’immagine fotografica (quindi su stampa bidimensionale) che ci appare tridimensionale in quanto ottenuta attraverso una particolare tecnica chiamata olografia.

L’olografia è una tecnica ci permette di registrare e riprodurre non solo l’intensità della luce, ma anche la sua fase, ovvero la struttura delle onde luminose che provengono da un oggetto.

La fase è quell’informazione aggiuntiva ci dice a che altezza del ciclo l’onda si trova.

A differenza di una fotografia tradizionale, che cattura una semplice proiezione bidimensionale, un ologramma restituisce la percezione della tridimensionalità, quindi profondità e volume: questo significa che osservando un ologramma da diverse angolazioni, l’immagine cambia proprio come accadrebbe osservando un oggetto reale dallo spazio.

Un’altra caratteristica notevole è che in un ologramma ogni parte contiene l’informazione dell’intero oggetto fotografato (sebbene con risoluzione minore).

L’olografia si basa sul fenomeno della interferenza della luce, ovvero il modo in cui due fasci luminosi si combinano tra loro.

Per creare un ologramma, è necessario utilizzare un laser, una sorgente di luce molto pura e coerente (ovvero onde in coerenza di fase).

La luce del laser viene divisa in due fasci: uno illumina l’oggetto e viene riflesso verso una pellicola sensibile; l’altro, chiamato raggio di riferimento, raggiunge direttamente la pellicola senza colpire l’oggetto.

L’interferenza tra questi due fasci crea un motivo complesso frange di interferenza che rappresentano la struttura dell’onda luminosa riflessa dall’oggetto.

Quando l’ologramma viene illuminato nuovamente con un laser o con luce coerente, la pellicola non mostra una semplice immagine, ma ricostruisce l’intero fronte d’onda della luce originaria.

È proprio questo che permette all’osservatore di percepire una figura tridimensionale, come se l’oggetto fosse ancora presente.

Gli ologrammi non sono semplici trucchi ottici ma rappresentano un modo completamente diverso di registrare le informazioni visive.

Essi hanno aperto la strada a nuove tecnologie nella comunicazione, nella medicina, nella sicurezza…

Applicazioni nella fisica e nelle neuroscienze

Nel campo della fisica, l’ologramma è molto più di una semplice immagine. Esiste un principio fisico fondamentale chiamato principio olografico, secondo cui tutta l’informazione contenuta in un volume di spazio può essere descritta sulla superficie che lo racchiude.

I fisici Leonard Susskind e Gerard ’t Hooft hanno, infatti, dimostrato che l’informazione contenuta in un volume di spazio può essere rappresentata completamente sulla superficie che lo racchiude.

Questo concetto è stato quindi applicato anche allo studio dei buchi neri: secondo il fisico Maldacena, nei buchi neri l’informazione non si perde. Anche se qualcosa cade dentro e sembra sparire per sempre, le informazioni su ciò che è entrato vengono “registrate” sulla superficie del buco nero, cioè sul suo orizzonte degli eventi. In questo modo si risolverebbe anche il cosiddetto “paradosso dell’informazione” proposto da Hawking.

E’ anche stata sviluppata l’idea che l’universo stesso possa essere descritto come un “ologramma cosmico”: ciò che percepiamo in tre dimensioni potrebbe essere una proiezione di informazioni presenti su una superficie bidimensionale.

Il fisico e filosofo David Bohm ha anticipato e influenzato queste idee con la sua teoria dell’ordine implicato. Secondo Bohm, la realtà che osserviamo non è la realtà ultima, ma solo una manifestazione superficiale (ordine esplicato) di una struttura più profonda e indivisibile (ordine implicato).

L’ologramma, per D. Bohm, costituiva un esempio perfetto per spiegare questa relazione: in un ologramma ogni parte contiene l’informazione dell’intero, e così anche l’universo, nella sua visione, sarebbe un sistema in cui ogni punto è collegato a tutti gli altri. Questo concetto ha condotto ad una visione dell’universo olistica, in cui separazioni e confini sono soltanto apparenti.

Nelle neuroscienze, l’idea di ologramma è stata utilizzata per spiegare il modo in cui il cervello immagazzina e recupera ricordi.

Il neuroscienziato Karl Pribram propose che la memoria non sia localizzata in un punto specifico del cervello, ma distribuita in modo olografico: ogni parte del cervello contiene informazioni sull’intero contenuto della memoria, proprio come in un ologramma, dove ogni frammento contiene l’intera immagine.

Il Principio Olografico della Psiche

In sintesi, il Principio Olografico dello Spazio, dice che lo spazio tridimensionale può essere descritto attraverso le informazioni presenti sulla sua superficie bidimensionale, come per un ologramma. Come dire, la buccia di una mela contiene tutte le informazioni sulla mela.

Sulla base di queste intuizioni e sviluppi, la Fisica del Sublime ha proposto il cosiddetto Principio Olografico della Psiche: il nostro corpo biologico tridimensionale può essere rappresentato dalle informazioni memorizzate sua superficie bidimensionale, ovvero sull’epidermide. Questo aiuterebbe a mostrare che l’informazione che permea tutto il nostro corpo (biologica e quindi psichica) non va persa (compresa quella dell’inconscio), ma rimane in qualche forma sulla sua epidermide.

È intrigante constatare che l’epidermide derivi dall’ectoderma (il foglietto più esterno) durante lo sviluppo embrionale dell’individuo… dove si sviluppa anche la funzione di coscienza, percezione e connessione con l’ambiente.

Questo sarebbe in linea con le ricerche di Giuseppe Calligaris, neurologo italiano che studiò il legame profondo tra corpo e mente, il quale sosteneva che sulla pelle esistono linee e punti sensibili collegati agli stati emotivi e psichici.

Secondo Giuseppe Calligaris, toccare o stimolare queste “placche” poteva rivelare informazioni interiori della persona.

Inoltre, il pensiero avrebbe un reale potere di influire sul corpo e favorire la guarigione.

La sua ricerca univa medicina, psicologia e aspetti oggi considerati psicosomatici ed energetici.

Ing. Antonio Manzalini, PhD

 


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