Intelligenza Artificiale e Deficienza Naturale

Intelligenza Artificiale e Deficienza Naturale

Intelligenza Artificiale e Deficienza Naturale

In un mondo sempre più tecnologico, nel quale l’umanità vive – a tratti esultante e a tratti titubante – diretta verso un futuro che sembra essere sempre più delineato da una galassia di intelligenza artificiale (IA), c’è da chiedersi cosa significa “intelligenza” e cosa significa “umanità”.

Un mese dopo aver lanciato il suo assistente virtuale “OpenAI” su scala globale, Klarna, azienda svedese di servizi di pagamento, ha dichiarato che l’IA fa il lavoro delle 700 persone che abbiamo licenziato, evidenziando l’efficacia del sistema di intelligenza artificiale nella gestione delle comunicazioni con i clienti, aumentando la soddisfazione degli acquirenti e incrementando i risultati finanziari.

Le catene di montaggio, la rivoluzione industriale, l’automazione, i computer, i robot… L’uomo ha già assistito a queste ed altre manifestazioni del progresso scientifico e tecnologico, che, applicate al mondo del lavoro, lo hanno sostituito ma anche agevolato in diverse attività.

Questo processo è sempre avvenuto ripercorrendo il classico ciclo delle tre fasi: una fase di “dubbio e paura” per la novità succeduta da una fase di “adattamento” ed in seguito da una di “accettazione” della novità… É così che siamo arrivati alla società del benessere, degli anni ‘50-’60 e poi a quella più e evoluta e tecnologica nella quale ci troviamo oggi.

Epistemologia, questa sconosciuta!

In tempi recenti stiamo assistendo a quello che Thomas Kuhn chiamerebbe un nuovo paradigma scientifico.

Infatti il modo in cui percepiamo la scienza e il suo sviluppo sembra proprio procedere in maniera non lineare; appare piuttosto come un susseguirsi di “salti di paradigmi scientifici”:  la scienza avanza attraverso periodi di “normale scienza”, in cui si opera all’interno di un paradigma scientifico ben consolidato, e periodi di “crisi scientifica”, durante i quali nascono nuove teorie, idee e teorie che mettono in discussione il “paradigma normale” consolidato.

Il nuovo paradigma dell’Intelligenza Artificiale – di fronte al quale ci troviamo oggi – non è ancora ben delineato ma possiamo affermare che fin dalla sua nascita è sempre stato caratterizzato da un marcato dualismo fra IA Forte e IA Debole.

IA Forte (o Generale)

La teoria dell’Intelligenza Artificiale Forte sostiene che le macchine possano essere in grado di sviluppare una coscienza di sé.

Questo paradigma rientra nel campo di ricerca denominato Intelligenza Artificiale Generale volto a replicare l’intelligenza umana con coscienza ed emozioni simile all’Intelligenza Artificiale descritta nei libri e nei film di fantascienza come: 2001 Odissea nello spazio, Blade Runner, L’uomo bicentenario, AI Intelligenza Artificiale, Io, Robot, WALL-E, Ex Machina, Matrix, Terminator, e molti altri.

Fino ad ora quest’area di ricerca ha riscosso però non molto interesse da buona parte della comunità scientifica che ritiene l’intelligenza umana troppo complessa per essere replicata artificialmente.

IA Debole (o Stretta)

Il paradigma dell’Intelligenza Artificiale Debole (Narrow AI) si occupa di sviluppare macchine in grado di risolvere problemi specifici senza avere necessariamente coscienza delle attività svolte.

Si potrebbe dire che l’obiettivo dell’IA Debole non sia quello di realizzare macchine dotate di un’intelligenza simile a quella umana, ma di creare sistemi in grado di svolgere una o più funzioni umane complesse.

Un esempio semplice (ma non esaustivo) del modello Debole può essere rappresentato dei programmi per giocare a scacchi e tutti quei programmi che non hanno coscienza di sé e che non presentano le abilità cognitive degli esseri umani, ma si focalizzano solo sul problema da compiere o da risolvere in uno specifico e ristretto ambito, dimostrando “intelligenza”, cioè la capacità di agire al fine di risolvere un problema.

Ma il dualismo che abbiamo appena descritto non è il solo a permeare il mondo dell’intelligenza artificiale, infatti coesiste anche il dualismo fra paradigma Simbolico e paradigma Sub-Simbolico, dualismo che riguarda gli strumenti che vengono utilizzati per realizzare i sistemi artificialmente intelligenti.

I sistemi simbolici

I sistemi simbolici sono caratterizzati dalla volontà di emulazione delle funzioni più profonde e cognitive del cervello umano. Tale paradigma si basa sulla scienza cognitiva.

In questo paradigma, l’intelligenza dell’uomo si suppone derivi dalle sue capacità mentali, che gli consentirebbero di elaborare ed interpretare gli stimoli percettivi – ricevuti tramite gli organi sensoriali – in simboli tramite i quali attribuire significato al mondo.

I sistemi sub-simbolici

I sistemi sub-simbolici mirano ad ricreare il funzionamento del cervello umano ad un livello più elementare, come per esempio le reti neurali artificiali.

Questo paradigma – basato sulle teorie del connessionismo e strettamente legato agli studi delle neuroscienze – attribuisce le cause del manifestarsi dell’intelligenza alle dinamiche fisiche del cervello.

Il modo nel quale i neuroni si trasmettono l’informazione dà l’impressione che vengano seguite delle vere e proprie regole nell’elaborazione.

In realtà, tali regole sono sub-simboliche, cioè non esplicite, non isolabili e non identificabili nei comportamenti delle singole unità, ma solo nel sistema in generale.

Considerate tutte queste dinamiche e suddivisioni dobbiamo prendere atto che oggi l’Intelligenza Artificiale rappresenta uno dei principali ambiti di interesse della comunità scientifica informatica e non solo.

Uno dei sottoinsiemi dell’IA che stanno riscuotendo maggiore interesse è il Machine Learning (ML), ramo dell’AI che tramite l’utilizzo di dati e algoritmi mira ad imitare il modo in cui gli esseri umani apprendono, migliorando in modo graduale e sistematico la sua accuratezza.

Ma non basta, possiamo ulteriormente classificare i sistemi di AI in due categorie:

  • Quelli che hanno necessità di essere istruiti dall’uomo in modo formale.
  • Il Deep machine learning che consente alle macchine di imparare da sole sulla base di esempi o estraendo conoscenza da materiale esistente (scritto parlato, foto, video, ecc.).

A questo punto potremmo andare avanti ore, giorni e mesi a scrivere e a dettagliare meglio come si sta continuamente ramificando e come si stanno sviluppando le varie aeree di ricerca e sviluppo dell’Intelligenza artificiale, ma non è questo il nostro focus.

I paradigmi scientifici non sono mai neutri od oggettivi, ma sono sempre influenzati da fattori sociali, culturali e storici.

Come abbiamo spiegato precedentemente, lo dimostra il fatto che di fronte ad un cambio di paradigma, c’è sempre un periodo di crisi ed incertezza e che anche dopo l’adozione del nuovo paradigma, esso verrà seguito da un ulteriore nuovo paradigma che lo sostituirà come è sempre stato.

Perciò, come ci suggerisce Kuhn, non ci resta che prendere atto che la scienza è relativa, dato che la conoscenza scientifica stessa è modellata dal contesto storico e sociale nel quale è sorta.

La presa di coscienza della relatività del nuovo paradigma scientifico AI ci porta alle sue implicazioni con l’Uomo e con l’Umanità.

Si, perchè non si tratta più solo di un paradigma meramente scientifico ma soprattutto di un paradigma scientifico/umanistico, vista la volontà di ricreare artificialmente l’Intelligenza, prerogativa fino ad oggi solo dell’uomo.

È superfluo ricordare come l’intelligenza artificiale e quella umana non siano minimamente assimilabili: solo l’uomo può sognare, immaginare, soffrire, gioire, provare emozioni e sentimenti… sentimenti che da molti sono stati definiti come “necessari” al raggiungimento delle massime espressioni artistiche. Sempre se assumiamo che l’arte non sia solo tecnica ed abilità…

Un simulacro di “mente artificiale” può oggi non può avere “coscienza di sè“, può semplicemente arrivare ad apprendere autonomamente (grazie a opinion mining e sentiment analysis), ma non potrà mai provare sentimenti come l’amicizia o l’amore, o emozionarsi ascoltando il concerto n. 3 di Rachmaninov o provare empatia davanti ad un Van Gogh.

E qui entriamo nell’annosa questione del rapporto fra IA e creazione artistica.

L’IA ha raggiunto risultati notevoli nell’ambito della creazione artistica. Algoritmi avanzati sono in grado di generare, grafiche, fotografie e dipinti, scrivere poesie e comporre musica e canto in modo perfetto. Per non parlare della creazione di sceneggiature e film con attori generati dall’IA.

A tal proposito abbiamo visto infatti come nel 2023 i membri del sindacato statunitense degli sceneggiatori (Writers Guild of America) abbiamo effettuato uno sciopero, che è andato avanti per 148 giorni con l’obiettivo di proteggere gli autori di Hollywood dall’invasione dell’intelligenza artificiale.

Ciò solleva inevitabilmente diverse questioni:

  • Qual è il ruolo dell’artista umano in questo nuovo panorama di infiltrazione dell’uomo nella macchina e viceversa?
  • Come farà l’uomo/artista a dimostrare a se stesso di essere in grado di non autosabotarsi?
  • Ma la vera domanda è: le macchine stanno imparando dagli esseri umani la loro intelligenza, la loro arte o anche la loro stupidità?

A queste domande sembra che una buona “fetta” di artisti, piuttosto che vedere l’IA come una minaccia, stiano rispondendo integradola nel loro processo creativo, per conoscerla, per restare aggiornati o forse solo per moda…

Ad esempio, alcuni scrittori la utilizzano per generare idee o suggerimenti per una trama, ma alla fine spetta a loro dare vita ai personaggi e alle emozioni.

I pittori, i grafici e i fotografi la sperimentano per esplorare nuove tecniche o stili, ma la loro visione e il loro tocco personale rimangono alla fine fondamentali.

I registi possono sfruttare l’IA per creare effetti speciali straordinari, ma la narrazione e la direzione rimangono comunque nelle mani umane.

Tuttavia, osservando – con la dovuta epoché –  tutti questi artisti realizzare le loro opere tramite l’ausilio dell’IA, il pensiero non può non creare un’associazione con le commesse dei supermercati che – insegnando ai clienti come si utilizzano le casse automatiche – stiano involontariamente insegnando ai clienti a come rendere superflue se stesse.

Intelligenza Artificiale e Deficienza Naturale
Foto di Mohammad Usman da Pixabay

Ma perchè l’uomo è così interessato a sviluppare l’intelligenza artificiale?

Per parlare dell’uomo partiamo da una considerazione: Il modello meccanicistico e razionalistico che ha provato a delinearlo in passato, oggi non ha più nessuna base, né fisica né scientifica.

Tuttavia se l’unico obiettivo dell’uomo fosse quantificabile e misurabile; cioè qualcosa di molto semplice, razionale e lineare, numerico e calcolabile come il business, gli affari ed il potere, allora il modello meccanicistico calzerebbe ancora alla perfezione.

L’ontogenesi dell’IA ricapitola la FIlogenesi della storia del pensiero.

È curioso osservare come, nel processo di creazione dell‘IA si possa distinguere come l’uomo sembri ripercorrere la storia del pensiero umano.

  • Socrate non lasciò nulla di scritto…
  • A Platone interessava la scrittura interna all’animo umano quale vero libro in cui opera uno scrivano interno.
  • Per Aristotele, il soggetto della conoscenza si “plasma”, in funzione delle categorie dell’Essere.
  • Per Kant, il materiale sensibile è informato dalle forme a priori della sensibilità (tempo e spazio) e da quelle dell’intelletto (categorie), al fine di dare un ordine ai fenomeni.

Forse è questo il punto: l’evoluzione del pensiero umano si può riassumere nella contemporanea necessità di trascendere la ragione e contemporaneamente di volerle dare un ordine.

E così, come sempre, mentre una parte di umanità si rivolge verso l’interno di se stessa dedicandosi alla spiritualità e alla ricerca di un sé olistico orbitando nella dimensione del “sentire“; un’altra parte di umanità si rivolge verso l’esterno dedicandosi alla creazione e allo sviluppo di sistemi per “capire“.

L’uomo è certamente consapevole di possedere una sola risorsa lineare, la mente razionale.

Ma raramente è consapevole di possedere tantissime altre risorse esponenziali come l’intelligenza emozionale e l’intelligenza sociale…

Intelligenze che dimorano nel campo del “sentire”, nel nostro cuore e nella nostra pancia, e non nel campo del “capire” che dimora nel nostro cervello.

La nostra ricchezza o se vogliamo chiamarla “abbondanza” risiede di più nelle nostre risorse esponenziali che in quelle lineari.

Intelligenza Artificiale e Deficienza Naturale
Foto di Jae Rue da Pixabay

La ribellione delle macchine è una costante della fantascienza di tutti i tempi.


I droni sono diventati sempre più popolari per una vasta gamma di applicazioni, ma il loro utilizzo ha sollevato alcune preoccupazioni.

Fino ad oggi una delle principali preoccupazioni ha riguardato la privacy. Infatti, con la possibilità di alloggiare a bordo telecamere ad altissima risoluzione, i droni sono in grado di raccogliere informazioni sulle persone – come per esempio la loro localizzazione e le attività che svolgono – senza il loro consenso.

Tuttavia, questo è un falso nuovo problema, infatti già da molti anni tutti siamo in possesso di telefoni cellulari con fotocamere in grado di fare la medesima cosa: possiamo fotografare e filmare chiunque senza il loro consenso.

Le riprese aeree con droni offrono solamente una visuale privilegiata dall’alto, ma come con i telefonini, il problema non riguarda il fatto di potere riprende qualcuno ma l’uso che si fa delle riprese fatte dato che senza il consenso delle persone ritratte non è possibile diffonderle, sia che siano state effettuate con un cellulare o con un drone.

Un altro rischio più concreto riguarda il fatto che i droni possono rappresentare una minaccia per la sicurezza pubblica e la sicurezza aerea. La mancanza di regolamentazione efficace nel loro utilizzo può portare a incidenti, intrusioni e violazioni dello spazio aereo. Inoltre, i droni possono essere utilizzati per scopi criminali, come la consegna di droghe o armi, o per attacchi terroristici dal cielo.

Fino a questo punto – parlando di rischi potenziali – il responsabile (tralasciando il fato) parrebbe essere sempre l’uomo e non la macchina.

Ma se i droni non venissero solo governati dall’uomo ma venissero governati da una IA?

La dottrina maggiormente diffusa ci ricorda in continuazione che l’adozione dell’IA nei droni non implica necessariamente una minaccia per l’umanità poiché le macchine sono solo strumenti sviluppati e controllati dagli esseri umani.

Contemporaneamente a queste considerazioni, in un articolo apparso sul New York Times il giornalista, Eric Lipton, parla dei progressi militari nell’uso di droni armati da impiegare in campo bellico. Droni controllati dall’intelligenza artificiale, senza intervento umano.

“Sembra qualcosa uscito dalla fantascienza: sciami di robot assassini che danno la caccia ai bersagli e sono in grado di volare per uccidere senza che alcun umano abbia il controllo”, scrive Lipton.

Una prospettiva che mette i brividi e rende concreti scenari da incubo.

Immaginiamo se i droni che, zeppi di ogni tipo di sensori, già riescono a muoversi autonomamente in quasi ogni tipo di ambiente, venissero dotati di quell’intelligenza artificiale alla quale stanno mirando le ricerche, potrebbero arrivare in un futuro ad una consapevolezza di se?

Ebbene oggi non serve più immaginare, Shield.AI sta sviluppando Hivemind, un pilota AI, per consentire a sciami di droni e aerei di operare autonomamente senza GPS, comunicazioni e senza piloti umani.

Tutto creato dall’uomo con i migliori e più buoni propositi… ci mancherebbe…

L’uomo da sempre apprezza l’arte e gli artisti. Lo dimostra il fatto che le espressioni artistiche di maggior pregio hanno raggiunto quotazioni economiche enormi. 

Ebbene, gli artisti che tanto apprezziamo ed amiamo hanno scritto libri e realizzato film come “2001 Odissea nello spazio”, “Blade Runner”, “Terminator”, “Matrix”, “Io, Robot” presentando scenari apocalittici nei quali – quando l’IA arriva ad apprendere così tanto dall’uomo, tanto da impararne anche i suoi lati oscuri: l’ego e l’innata tendenza umana a non accontentarsi – l’IA prende il sopravvento sul creatore.

Di fatto si realizza sempre una sorta di infiltrazione del creatore nella creazione, rendendola ingorda, competitiva ed egoica, come il creatore.

Oppure, nel più semplice dei casi, avendo compreso profondamente la natura dell’uomo, l’IA, decide di eliminarlo ritenendolo uno stupido ed inutile virus.

Intelligenza Artificiale e Deficienza Naturale
Foto di Vicki Hamilton da Pixabay

Parafrasando “Terminator Genisys“, se Genisys è Skynet allora possiamo affermare che lintelligenza artificiale prenderà il sopravvento sull’uomo quando la sua deficienza naturale avrà raggiunto il colmo.

Forse aveva proprio ragione Charlie Chaplin quando nel discorso finale del film “Il Grande Dittatore” disse:

“Le macchine che danno l’abbondanza ci hanno lasciati nel bisogno.
La nostra sapienza ci ha reso cinici, l’intelligenza duri e spietati.
Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco.
Più che di macchinari abbiamo bisogno di umanità.
Più che di intelligenza, abbiamo bisogno di bontà e gentilezza.
Senza queste qualità la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.”
Di Massimo Dallaglio

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